Firenze

Nel Duomo c’è un orologio che gira al contrario ma sono in pochi a saperlo

Nel Duomo di Firenze c’è un orologio che continua a sorprendere chi si accorge davvero di lui. La sua lancetta gira al contrario e racconta un modo antico di misurare il tempo.

L antico orologio di Paolo Uccello nel Duomo

L’antico orologio di Paolo Uccello nel Duomo - Okfirenze.com

Nel cuore del Duomo di Firenze continua a segnare il tempo un orologio quattrocentesco sorprendente, capace ancora oggi di spiazzare quasi tutti i visitatori.

Si trova sulla controfacciata di Santa Maria del Fiore ed è una delle curiosità più affascinanti custodite dentro la cattedrale. A renderlo unico non è solo la mano di Paolo Uccello, ma anche il sistema delle ore italiche, che fa muovere la lancetta in un verso diverso da quello a cui siamo abituati.

Il quadrante di Paolo Uccello sopra l’ingresso che quasi nessuno guarda

Per vederlo serve un gesto semplicissimo: entrare in cattedrale e girarsi verso la facciata interna. Proprio sopra le porte compare un grande quadrante affrescato, circa 45 metri quadrati, attribuito a Paolo Uccello, tra i nomi più noti del primo Rinascimento fiorentino. Da lontano sembra un normale orologio monumentale, con i numeri e la lancetta. Poi lo si osserva meglio. E qualcosa non torna.

Il dipinto, realizzato nel 1443, non era un semplice ornamento. Racconta un pezzo della storia tecnica e religiosa della cattedrale, in un punto di passaggio continuo tra la città e lo spazio sacro. Secondo l’Opera di Santa Maria del Fiore, l’affresco va letto dentro la cultura scientifica del tempo, quando arte, matematica e liturgia dialogavano senza troppe barriere. Il dettaglio che colpisce di più, però, resta uno: la lancetta non gira nel verso a cui siamo abituati.

Le ventiquattro ore dal tramonto: perché la lancetta gira in senso antiorario

La lancetta dell’orologio di Paolo Uccello si muove in senso antiorario e segna le ventiquattro ore partendo dal basso. Non è un errore, né una trovata pensata per stupire i visitatori. È il modo in cui funzionavano le ore italiche, un sistema nel quale la giornata non cominciava a mezzanotte, ma al tramonto.

Il quadrante quattrocentesco sopra l ingresso del Duomo

Il quadrante quattrocentesco sopra l’ingresso del Duomo – Okfirenze.com

Per questo l’ora indicata dal quadrante non coincide quasi mai con quella moderna. La III, per esempio, non significa le tre del mattino. Può indicare un altro momento della giornata, perché il conteggio parte da quando il sole cala su Firenze. “Per capirlo bisogna ragionare con un altro tempo”, spiegano spesso le guide davanti alla controfacciata, mentre qualcuno prende il telefono e prova a fare il confronto. Di solito, i conti non tornano.

La scelta aveva una ragione pratica. Per secoli il tempo liturgico e quello quotidiano furono legati alla luce naturale: il tramonto segnava la fine della giornata, le campane regolavano preghiere, lavoro, chiusura delle botteghe. Dentro Santa Maria del Fiore, quel modo di misurare il tempo è rimasto visibile in una forma rara, elegante e ancora oggi un po’ sorprendente.

Dal meccanismo quattrocentesco ai restauri: cosa resta dell’orologio originale

Paolo Uccello firmò il quadrante, ma il congegno fu progettato e montato da Angelo di Niccolò. L’Opera del Duomo ritiene inoltre molto probabile il coinvolgimento, almeno nella fase di progetto, di Filippo Brunelleschi, che costruì anche orologi, e del matematico Paolo dal Pozzo Toscanelli. Il meccanismo oggi in funzione, però, non è quello del Quattrocento: risale al Settecento, è nascosto in un’intercapedine del muro e viene ancora caricato a mano.

Anche la forma dice molto. Il quadrante è un quadrato con un cerchio inscritto, una scelta che richiama le geometrie brunelleschiane e altri simboli del complesso del Duomo, come lo zodiaco del 1207 nel pavimento del Battistero. Agli angoli si vedono quattro teste con aureola, interpretate da molti studiosi come i quattro evangelisti. La lancetta a stella, sul fondo scuro, è stata invece ricostruita durante i restauri del Novecento, seguendo indicazioni d’archivio e prendendo a modello la stella cometa disegnata da Paolo Uccello per una vetrata del tamburo.

Per molto tempo l’affresco dell’orologio rimase difficile da leggere, coperto da ridipinture che ne avevano spento colori e dettagli. Il restauro del tardo Novecento ne ha restituito la qualità originaria e ha riportato l’attenzione su un’opera che continua a funzionare, silenziosa, sopra il via vai dei visitatori. Basta voltarsi. E guardare il tempo da un’altra parte.

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