Firenze

Sanità, UGL Salute. «La mobilità sanitaria non può diventare una condanna per i cittadini»

«Non è accettabile che le disuguaglianze nell’offerta sanitaria si traducano in disuguaglianze nell’accesso alle cure», conclude Giuliano...

Giuli sanità UGL

La possibilità di ricevere cure adeguate non dovrebbe dipendere dal luogo di residenza. È questo il messaggio lanciato da Gianluca Giuliano, segretario nazionale di UGL Salute, che richiama l’attenzione sulle disuguaglianze territoriali del Servizio sanitario nazionale e sulle difficoltà che spingono molti cittadini a rivolgersi a strutture sanitarie di altre Regioni.

La mobilità sanitaria interregionale rappresenta una delle questioni più delicate del sistema sanitario italiano. Dietro i dati e i flussi economici si trovano pazienti e famiglie costretti a spostarsi per accedere a prestazioni adeguate, affrontando lunghe attese e difficoltà organizzative. Secondo UGL Salute, il ricorso a strutture fuori dal proprio territorio può essere una scelta legittima quando è dettato dalla volontà di rivolgersi a centri altamente specializzati, ma diventa un problema quando deriva dalla carenza di servizi locali, dalla mancanza di personale o da liste d’attesa troppo lunghe.

«Non possiamo accettare che il luogo di residenza determini le possibilità di cura di una persona», afferma Giuliano, sottolineando come la mobilità sanitaria rischi di trasformarsi in un ulteriore ostacolo per chi ha bisogno di assistenza.

Agli spostamenti si aggiungono infatti costi che possono pesare in modo significativo sui bilanci familiari: trasporti, pernottamenti, permessi dal lavoro e necessità di organizzare l’assistenza ai propri cari. Un insieme di difficoltà che colpisce soprattutto le persone più fragili e chi non dispone delle risorse economiche necessarie per sostenere viaggi frequenti o soggiorni lontano da casa.

Per il sindacato, è quindi necessario rafforzare concretamente i principi di universalità, uguaglianza e accessibilità su cui si fonda il Servizio sanitario nazionale. Il riconoscimento formale del diritto alla salute, evidenzia Giuliano, deve essere accompagnato da interventi capaci di rendere effettivamente disponibili le prestazioni. Tra le priorità indicate figurano gli investimenti nel personale, il potenziamento degli ospedali e della sanità territoriale, la riduzione delle liste d’attesa e il miglioramento dell’organizzazione dei servizi.

UGL Salute chiede inoltre una strategia strutturale per ridurre le differenze tra le diverse aree del Paese, tenendo conto delle specificità territoriali e garantendo standard assistenziali adeguati in ogni Regione. In questo quadro, il sindacato considera fondamentale valorizzare le competenze dei professionisti sanitari, favorire la stabilizzazione degli organici e rendere più attrattivi i territori che incontrano maggiori difficoltà nel reperire personale. Un rafforzamento delle strutture locali consentirebbe di offrire prestazioni di qualità più vicine al domicilio dei pazienti.

Un altro punto centrale riguarda il monitoraggio della mobilità sanitaria. Secondo l’organizzazione sindacale, è necessario distinguere con trasparenza gli spostamenti dovuti alla ricerca di cure altamente specialistiche da quelli causati da carenze organizzative e assistenziali. Questa distinzione permetterebbe di individuare le criticità, programmare interventi mirati e valutarne l’efficacia.

«Non è accettabile che le disuguaglianze nell’offerta sanitaria si traducano in disuguaglianze nell’accesso alle cure», conclude Giuliano, richiamando anche l’importanza di riconoscere il lavoro dei professionisti impegnati negli ospedali e nei servizi territoriali, spesso in condizioni difficili.

UGL Salute sollecita quindi le istituzioni ad assumere impegni concreti e verificabili per ridurre i divari territoriali, rafforzare gli organici e garantire cure accessibili e di qualità. L’obiettivo indicato dal sindacato è un sistema nel quale nessun cittadino sia costretto ad affrontare spese, viaggi e sacrifici evitabili per ottenere l’assistenza di cui ha bisogno.

La salute, conclude l’appello, non può dipendere dal CAP di residenza: assicurare servizi efficienti e cure adeguate in ogni territorio rappresenta una responsabilità pubblica e una priorità per il futuro della sanità italiana.

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