Firenze

UCOII. «La responsabilità è individuale, non si metta sotto accusa un’intera comunità religiosa»

Il presidente dell’organizzazione, Yassine Baradai, chiarisce che l’obiettivo non è sottrarre persone o organizzazioni al giudizio...

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L’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (UCOII) interviene nel dibattito pubblico per chiedere che le responsabilità individuali non vengano trasformate in giudizi generalizzati sull’Islam e sui musulmani. In un comunicato stampa diffuso il 25 ottobre 2026, l’organizzazione esprime preoccupazione per quelle narrazioni mediatiche e politiche che, a suo avviso, associano automaticamente comportamenti di singole persone a un’intera comunità religiosa.

Secondo l’UCOII, questo tipo di rappresentazione rischia di alimentare stereotipi, paure e divisioni, attribuendo a milioni di persone responsabilità per fatti che non hanno commesso. L’organizzazione richiama quindi uno dei principi fondamentali dello Stato di diritto: la responsabilità è personale e non può essere estesa a chi condivide soltanto la stessa fede religiosa.

Nel documento, l’associazione ribadisce al tempo stesso il valore della libertà di espressione e di stampa, sottolineando che l’Islam, le organizzazioni islamiche e le decisioni dei loro rappresentanti possono essere oggetto di critica, anche severa. La distinzione fondamentale, secondo l’UCOII, riguarda il confine tra il confronto su fatti e responsabilità specifiche e la rappresentazione dei musulmani come una minaccia indistinta.

L’organizzazione invita pertanto il mondo dell’informazione a verificare le notizie, contestualizzare gli avvenimenti e distinguere le condotte individuali dalle identità collettive. Nel comunicato viene criticato anche l’utilizzo di termini e immagini che, secondo l’associazione, possono presentare la partecipazione civica come un tentativo di infiltrazione o le richieste di diritti come forme di imposizione culturale.

Un appello è rivolto anche alla politica, affinché non utilizzi l’islamofobia come strumento di consenso e non trasformi cittadini, famiglie, lavoratori e giovani in bersagli della propaganda. Alle istituzioni e alla società civile l’UCOII chiede invece di contrastare ogni forma di estremismo, sia religioso sia culturale, sostenendo che nessuna radicalizzazione possa essere combattuta alimentandone un’altra.

Il comunicato annuncia inoltre che l’organizzazione continuerà a intervenire quando riterrà che la critica abbia superato il limite della responsabilità individuale, prendendo di mira un’intera comunità religiosa. In presenza dei presupposti necessari, l’UCOII valuterà anche il ricorso alle sedi deontologiche e giuridiche competenti, dichiarando di voler agire nel rispetto della libertà di espressione.

Il presidente dell’organizzazione, Yassine Baradai, chiarisce che l’obiettivo non è sottrarre persone o organizzazioni al giudizio sui propri comportamenti, ma evitare che l’appartenenza religiosa diventi un’accusa collettiva. «Chiediamo il contrario: che ciascuno risponda di ciò che fa e che nessuna fede venga trasformata nel capo d’accusa contro milioni di persone», afferma.

Nella conclusione, l’UCOII sostiene che sicurezza e coesione sociale debbano fondarsi sull’accertamento delle responsabilità individuali, sul contrasto a ogni forma di violenza e sulla tutela della dignità umana. L’appello è quindi rivolto a un dibattito pubblico che, secondo l’organizzazione, sappia affrontare i problemi concreti senza alimentare contrapposizioni basate sull’identità religiosa.

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