Mercoledì 5 novembre 2026 la Basilica di Santa Croce ospita una celebrazione commemorativa per ricordare i sessant’anni dall’alluvione di Firenze del 1966, uno degli eventi più devastanti della storia recente della città. La cerimonia si svolge nel luogo simbolo per eccellenza di quella tragedia: la stessa basilica che il 4 novembre 1966 fu sommersa dall’acqua fino a circa 2,5 metri di altezza al suo interno, con danni incalcolabili al patrimonio artistico custodito tra le sue navate.
Il cardinale Bassetti alla cerimonia di Santa Croce
La commemorazione vedrà la partecipazione del Cardinale Bassetti, figura di primo piano della Chiesa italiana, che presiederà la celebrazione nella basilica del quartiere di Santa Croce. L’evento rientra nelle iniziative promosse per ricordare il sessantesimo anniversario dell’alluvione che il 4 novembre 1966 colpì Firenze in modo brutale, lasciando segni indelebili sulla città e sulla sua comunità. I dettagli precisi dell’orario e del programma completo della giornata non sono stati resi noti in via ufficiale, ma la presenza del cardinale conferisce alla cerimonia un carattere solenne e istituzionale.
La scelta della Basilica di Santa Croce come luogo della commemorazione non è casuale: fu uno dei monumenti più colpiti dall’alluvione di Firenze del 1966, e ancora oggi rappresenta la memoria viva di quella catastrofe per i residenti del quartiere e per l’intera città.
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Il 4 novembre 1966: cosa accadde a Santa Croce
L’alluvione di Firenze del 1966 si abbatté sulla città nella notte tra il 3 e il 4 novembre, quando l’Arno straripò con una violenza inattesa. Il quartiere di Santa Croce fu tra i più duramente colpiti: l’acqua invase le strade, le abitazioni, le botteghe artigiane e i luoghi di culto senza distinzione.
All’interno della Basilica di Santa Croce, il livello dell’acqua raggiunse circa 2,5 metri, sommergendo completamente gli spazi museali e danneggiando gravemente le opere d’arte conservate al suo interno. Tra i capolavori più colpiti figurò il Crocifisso di Cimabue, uno dei simboli più potenti di quella distruzione, diventato in seguito l’emblema internazionale degli sforzi di restauro e della mobilitazione straordinaria che seguì il disastro.
Migliaia di volontari accorsero a Firenze nei giorni successivi per recuperare opere d’arte, libri, documenti e oggetti dal fango. Furono chiamati angeli del fango, e la loro storia è parte integrante della memoria collettiva fiorentina. Il restauro del Crocifisso di Cimabue e delle altre opere danneggiate a Santa Croce impegnò decenni di lavoro specialistico, diventando un capitolo fondamentale nella storia del restauro artistico mondiale.
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Sessant’anni dopo: la memoria è ancora viva nel quartiere
A sessant’anni di distanza, l’alluvione di Firenze del 1966 rimane un punto di riferimento identitario per la città, e in particolare per chi abita e lavora nel quartiere di Santa Croce. Le tracce fisiche di quell’evento sono ancora visibili in alcune zone: targhe, segni sui muri, testimonianze architettoniche che ricordano fino a dove arrivò l’acqua.
La commemorazione del 5 novembre 2026 si inserisce in un ciclo di iniziative legate al sessantesimo anniversario, coordinate anche dall’Opera di Santa Croce, l’ente che gestisce il complesso monumentale. Sul sito ufficiale dell’Opera di Santa Croce è possibile trovare documentazione storica e approfondimenti dedicati all’evento del 1966 e alle sue conseguenze sul patrimonio custodito nella basilica.
Per i fiorentini che vivono nel quartiere, ricordare il 4 novembre 1966 non è soltanto un esercizio di memoria storica: è il riconoscimento di una ferita collettiva che ha plasmato la comunità e che continua a interrogare la città sul tema della sicurezza idraulica e della tutela del patrimonio culturale. La celebrazione di mercoledì alla Basilica di Santa Croce, con la presenza del Cardinale Bassetti, offre a residenti, fedeli e visitatori un momento condiviso per rinnovare questo ricordo a sessant’anni esatti da quella notte drammatica sull’Arno.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






